…e voi vi domanderete, ma chi sarà mai? Beh, vi assicuro che lo conoscete bene…

E’ il grande Kirk Douglas, che è nato come Issur Danielovitch Damsky ad Amsterdam (non nei Paesi Bassi… ma nello stato di New York…) il 9 dicembre 1916, da immigrati ebrei bielorussi, e quindi compie oggi la rispettabile età di 100 anni!

Appena iniziò a lavorare in teatro, il produttore gli suggerì di cambiare il nome (a quanto pare “troppo poco americano”, benché gli USA siano un crogiuolo di etnie) in uno “più decente” (!).
Douglas scelse Kirk, dal nome di un personaggio dei fumetti che era tra i suoi preferiti, e Douglas, dal cognome della sua insegnante di dizione all’American Academy of Dramatic Arts.

Non starò qui ad elencare la carriera di Kirk Douglas. Citerò solo due film che per me sono particolarmente interessanti. Come mera curiosità, va notato che nonostante le ottime prove e le numerose nomination, Douglas ricevette solo un Oscar alla carriera nel 1996. E’ però in ottima compagnia di altrettanti grandi della storia del cinema: infatti l’Oscar alla carriera, e solo quello!, è stato assegnato anche ad Alfred Hitchcock (nel 1968) e a Charles Chaplin (nel 1972). C’è quasi più onore ad essere in cotanta compagnia che ad avere due o tre delle forse sopravvalutate statuette…

L’asso nella manica (Ace in the Hole, Billy Wilder, 1951)

Questa pellicola venne stroncata dalla critica, in massima parte perché i giornalisti vi si riconobbero fin troppo bene. Wilder dovette penare per trovare un attore protagonista che si assumesse il rischio di impersonare l’anti-eroe Chuck Tatum. Kirk Douglas accettò la sfida e ne fece, a mio parere, una delle sue interpretazioni più memorabili. Il contesto è ancora più che attuale, il che dice molto su quanto Wilder fosse preveggente, e su quanto la morbosità del pubblico e il cinismo dei giornalisti non siano cambiati.

Ho trattato questo film nell’articolo Cinema e giornalismo.

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Spartacus (Stanley Kubrick, 1960)

La storia di questa pellicola, diventata un cult movie, è molto travagliata, ma la si può definire  in tutti i sensi una creatura di Douglas. Per cominciare, la sceneggiatura fu scritta da Dalton Trumbo, che a torto o a ragione era finito nella lista nera del senatore McCarthy come filo-comunista. Fu Douglas a fare pressione perché fosse Trumbo a scrivere la sceneggiatura.
Fu sempre Douglas ad apportare diverse variazioni al plot, reindirizzandolo dalla storia d’amore con Varinia al contesto storico e sociale nel quale la vicenda si svolgeva. Va anche detto che Douglas pretese (e ottenne) un focus particolare sulla sua persona.
Sempre di Douglas la richiesta (anzi, il diktat) di cambiare il regista iniziale, Anthony Mann. Il successore di Mann, Kubrik, che è senza dubbio uno dei più grandi nomi della cinematografia di sempre, aveva già diretto Douglas in “Orizzonti di gloria” (Paths of Glory, 1957) ma, nonostante non fosse certo un regista accomodante, in Spartacus dovette sottostare alle idee ed alla impostazione di Douglas, allora già attore di primo piano in grado di imporre le sue scelte alla produzione.
Per una bella scena tratta da Spartacus rimando all’articolo Tutti in piedi! in questo blog.

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9 dicembre 2016