Sono innumerevoli le opere letterarie, pittoriche, cinematografiche, e delle altre arti, dove il Diavolo è presente. Impossibile enumerarle tutte, ma queste sono le mie preferite.

Il Maestro e Margherita (Мастер и Маргарита, Michail Bulgakov, 1967)

Questo libro straordinario è uno dei miei preferiti, di quelli (pochi) che mi porto dietro da una vita e leggo e rileggo senza stancarmi. Ogni volta mi regalano qualcosa di più e di diverso, ovviamente perché anche io cambio, ma soprattutto per la genialità e la qualità di cui sono intrisi.

Impossibile riassumere la trama, fatta di due filoni principali: Satana che giunge a Mosca per organizzarvi il suo gran ballo del plenilunio di primavera; e l’incontro tra Ponzio Pilato e Gesù, nei giorni antecedenti la crocifissione. Entrambe le vicende si svolgono in parallelo, nell’arco di pochi giorni e si concludono di domenica.

Satana si presenta sotto le spoglie del professor Woland, specialista in negromanzia, insieme a una corte di demoni minori, ognuno sotto mentite spoglie e con le sue caratteristiche peculiari. Insieme, Woland e i suoi accoliti genereranno ogni sorta di disordini nella società moscovita, mettendone alla berlina piccinerie e aspirazioni borghesi, che proliferano indisturbate nonostante la gloriosa rivoluzione socialista.

Woland viene così descritto: “… era di statura né bassa né gigantesca, ma semplicemente alta. … Il berretto grigio lo portava sulle ventitré, con fare disinvolto. Sotto il braccio teneva un bastone da passeggio col pomo nero a foggia di testa di cane barbone. Poteva avere una quarantina d’anni o poco più. La bocca un poco storta. Rasato con cura. Bruno. L’occhio destro nero e il sinistro, chissà perché, verde. Sopracciglia nere, ma una più alta dell’altra. Per farla breve, si trattava di uno straniero.”
Una descrizione quasi da operetta. Infatti quando il Maestro incontra Ivan, una delle prime vittime di Satana, nella clinica psichiatrica dove uno a uno finiscono tutti quelli che vi hanno a che fare, gli dice: “Impossibile non riconoscerlo, amico mio! … persino il volto che mi ha descritto, gli occhi diversi, le sopracciglia!… Mi perdoni, ma lei forse non ha mai sentito parlare dell’opera Faust?”
Del resto, la genialità di Bulgakov si può compendiare in una famosa frase di Satana/Woland: quando chiede di leggere il manoscritto del Maestro, e questi gli dice di averlo bruciato, Woland replica: “Scusi ma non le credo. I manoscritti non si bruciano. Su, Ippopotamo, dammi il romanzo.” E infatti il romanzo riappare miracolosamente, perché la parola scritta – se pure può essere censurata, bruciata, distrutta – prima o poi riappare. Una critica nemmeno tanto velata alla repressione stalinista degli anni trenta, nei quali è ambientata la vicenda moscovita del romanzo.

Tra i demoni minori al seguito di Woland cito soltanto l’impagabile Ippopotamo, che si presenta sotto le spoglie di un gattone nero che parla e si muove con disinvoltura tra gli umani, non destando poi più sconcerto che tanto. Questo è il suo scambio col Maestro:

“Mi perdoni, saresti tu… sarebbe lei…” il Maestro si confuse, non sapendo come rivolgersi a un gatto “Lei sarebbe quello stesso gatto che è salito sul tram?”
“Sono io” confermò Ippopotamo, compiaciuto “Fa piacere sentire che lei si rivolge con tanta cortesia a un gatto. Chissà perchè, ai gatti si dà spesso del tu, anche se nessun gatto ne ha mai dato il permesso, a quanto ne so.”

Segnalo una straordinaria, fedelissima trasposizione televisiva presente su You Tube. E’ in russo con sottotitoli in italiano, ma scorrevolissima, e talmente aderente al romanzo da rendere la visione un vero piacere.

Il Vangelo secondo Matteo (Pier Paolo Pasolini, 1964)

Un capolavoro assoluto. Da vedere. E rivedere. Suscitò all’epoca aspri dibattiti, ma col tempo il suo indiscusso valore è emerso, così come per qualunque opera di autentica qualità.
Gesù incontra Satana e le sue tentazioni mentre digiuna nel deserto. Il Diavolo non fa entrate spettacolari, ha l’aspetto di un viandante polveroso che, fallito il suo tentativo, si volta e se ne va, tra le folate di sabbia sollevate dal vento. La solenne, geometrica musica di Bach fa da sfondo.

Assassinio nella cattedrale (Murder in the Cathedral, Thomas S. Eliot, 1935)

Il dramma è sulla uccisione dell’arcivescovo Thomas Becket nella cattedrale di Canterbury, nel 1170, per opera di quattro cavalieri del re Enrico. Thomas riceve la visita di molti “Tentatori”, altrettante incarnazioni del Demonio, che cercano di dissuaderlo dalla sua scelta di immolarsi per la fede.
E’ l’ultimo Tentatore quello che chiunque di noi può sentire più vicino, che alletta Thomas con quel destino di martirio e gloria spirituale che altro non è che la sua stessa sconfinata (e peccaminosa) ambizione. Come a dire che il Diavolo è più spesso dentro di noi che fuori. Tanto è vero che Thomas replica, spaventato di riconoscere in sé tali sentimenti:

Thomas: “No! Chi sei tu, per tentarmi con i miei stessi desideri? Altri sono venuti, tentatori di cose terrene, che offrivano piacere e potere a un prezzo preciso. Ma che cosa offri ora tu? E che cosa domandi?”
Tentatore: “Io offro ciò che già tu desideri. Io domando ciò che tu sei già sul punto di dare. E’ troppo per una tale visione di eterna grandezza?”
Thomas: “Gli altri mi hanno offerto beni concreti, indegni ma concreti. Tu offri solo sogni che portano alla dannazione.”
Tentatore: “Tu spesso li hai sognati.”

Lo straniero misterioso (The Mysterious Stranger, Mark Twain, 1916)

Pubblicato postumo, questo insolito racconto lungo è una specie di favola surreale e cupa sulla condizione umana, condita da sprazzi di ironia. Fa sorridere e fa pensare. Uno dei protagonisti è un angelo di nome Satana, che giunge a fare il suo apprendistato in un sonnecchioso villaggio austriaco immerso nella neve. Recita l’incipit:

“Era il 1490, d’inverno. L’Austria era lontana dal resto del mondo e addormentata … e il nostro villaggio … dormiva anche lui della grossa. Dormiva in pace nella profonda tranquillità protetta da boschi e colline dove raramente arrivavano notizie dal resto del mondo a disturbare i suoi sogni.”

Una coincidenza, o premonizione da parte di Twain, che trovo suggestiva: il villaggio da cui proveniva la famiglia di Hitler, Döllersheim, oggi non più esistente, poteva ben essere quello del racconto: era collocato tra Austria e Boemia, fra la Germania e quegli slavi che Hitler dichiarava di disprezzare come “sottouomini” ma dal cui ceppo probabilmente proveniva anche la sua famiglia. Indubbiamente, Satana può davvero palesarsi in uno sconosciuto villaggio austriaco addormentato nella neve.

Altri riferimenti:
Cinema

Angel Heart – Ascensore per l’inferno (Alan Parker, 1987)
Sinceramente, non mi  è mai parso quel gran film che tanti dicono. Comunque, Robert De Niro è un ottimo Satana, fascinoso e conturbante, anche se il fatto che si presenti al “private eye” Angel Heart (Mickey Rourke) col nome di Louis Cyphre lo chiamo giocare scoperto fin dall’inizio.

denirosatana

L’avvocato del diavolo (The Devil’s Advocate, Taylor Hackford, 1997)
Lo sceneggiatore ha giocato con diversi archetipi satanici: nel film Al Pacino, che impersona Satana, si chiama John Milton come l’autore di Paradiso Perduto, e verso la fine vengono citati i gironi infernali danteschi.
L’ho trovato un film non riuscito, e in diversi punti sfiora il ridicolo involontario. Al Pacino istrioneggia senza freno, ma in fondo – da attore consumato quale è – risulta l’unico elemento convincente dell’intera pellicola.

pacinosatana

28 marzo 2017