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Esseri artificiali – HAL

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Come si sa, HAL 9000 è l’avanzatissimo computer di bordo che in “2001: Odissea nello spazio” (Stanley Kubrick, 1968) ha il controllo totale della nave spaziale Discovery 1. La missione dell’astronave è di scoprire significato e scopo dell’unico, fortissimo segnale radio diretto verso Giove, emesso dal famoso monolite che dalla notte dei tempi pare guidare la razza umana tra le fondamentali tappe della sua evoluzione.

In nettissimo anticipo sui tempi, HAL non è solo un computer analogico di straordinaria efficienza, ma è dotato di funzionalità che ancora oggi sono soltanto agli esordi: intelligenza cognitiva, capacità di interazione con gli esseri umani, una voce assolutamente umana, e – non ultima, ma fatale caratteristica – reazioni emotive che lo porteranno al collasso “psichico”.

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E’ estremamente interessante notare come questa storica pellicola del 1968 sia in pratica la prima a proporre seriamente un modello di essere artificiale non antropomorfo, ma tuttavia intelligente e in grado di relazionarsi con gli esseri umani da pari a pari. Si può dire che Kubrick anticipò di svariati decenni l’evoluzione dei computer, dato che solo oggi si sta cominciando a ottenere qualche risultato in tal senso.

HAL (che in inglese è un diminutivo di Henry) “parla” agli astronauti, ragiona con loro, ma la sua sofisticatissima struttura lo ha anche dotato di emotività e – di conseguenza – di reazioni che alla fine si dimostrano psicotiche.
Il cervello di HAL è costituito da schede di memoria. All’epoca del film non era concepibile la miniaturizzazione che oggi diamo per scontata. Non riesco a dispiacermi di tale mancata preveggenza, perché ci ha regalato delle immagini assolutamente suggestive dei banchi di memoria del computer all’interno dell’astronave.

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Il Discovery 1 ha la evidente forma di uno spermatozoo, metafora dell’evoluzione della razza umana nello spazio, che verrà ripresa alla fine del film con l’immagine dell’enorme feto umano che galleggia nel cosmo.

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I dettagli della missione sono stati svelati solo ad HAL e ai tre membri dell’equipaggio che sono in animazione sospesa, ma non ai due comandanti David “Dave” Bowman e Frank Poole. Ciò al fine di risparmiare loro lo shock culturale nell’apprendere dell’esistenza di una civiltà aliena vecchia di milioni di anni, e mantenerli quindi al riparo dallo stress durante la missione.

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Tuttavia, HAL non è stato concepito per nascondere informazioni o “mentire”, tutt’altro. Nè gli è stato spiegato il motivo per il quale Bowman e Poole non debbano conoscere il retroscena della missione. In tal senso è figlio delle famose leggi della robotica di Asimov, delle quali ho scritto nell’articolo Esseri artificiali – Robby il robot.

Il conflitto che ne deriva porta HAL a conclusioni fatalmente drastiche: fornisce a Bowman e Poole informazioni erronee circa un guasto a bordo. I due comandanti si fidano incondizionatamente del computer, famoso per non commettere mai il minimo errore. Quando si accorgono che il guasto non esiste, cominciano a mettere in dubbio l’affidabilità di HAL e la sua capacità di portarli a fine missione. Commettono però l’errore di discuterne in una capsula che è a prova di suono, ma senza tenere conto che HAL può leggere sulle loro labbra quanto si dicono.

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HAL reagirà dando priorità a ciò che la sua intelligenza – ormai compromessa dal conflitto interiore – ritiene essere più importante, ovvero l’esito della missione. Per raggiungere tale obiettivo, non vede altra soluzione che sopprimere tutto l’equipaggio: ci riesce facilmente con i tre astronauti dormienti, dato che ha il controllo totale di tutte le funzioni di bordo.

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Per eliminare i due comandanti, li attira in un intervento esterno all’astronave e impedisce loro di rientrare. Poole muore nello spazio. Bowman cerca di tornare, ma HAL – dispiaciuto per lui, ma inflessibile nella sua decisione – gli nega l’accesso (educatamente, però…).

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Bowman riesce comunque a penetrare nell’astronave e a quel punto mette in atto senza indugio ciò che aveva deciso con Poole, ovvero disattivare HAL e far proseguire la missione col controllo manuale. La scena in cui Bowman spegne ad una ad una le unità di memoria del supercomputer è altamente drammatica. HAL sente le sue facoltà svanire lentamente, cerca inutilmente di convincere Bowman a non farlo morire, e infine – regredito al suo stato “infantile” – intona una filastrocca per bambini che risulta estremamente macabra: non è una macchina che sta morendo, è un essere senziente, e il dissolversi delle sue facoltà mentali assomiglia in modo sinistro agli effetti di una malattia neurologica su un essere umano.

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A quel punto del plot HAL esce di scena, non senza avere indelebilmente influenzato l’immaginario collettivo e ogni altra pellicola di fantascienza di lì a venire.

Il nome di HAL

Si è a lungo dibattuto se l’acronimo volesse identificare la IBM, che in effetti aiutò moltissimo Kubrick a dare credibilità al “personaggio” HAL e agli allestimenti di scena. Parecchi indizi andavano in quella direzione: avanzando di una ognuna delle lettere che compongono il nome HAL, in effetti si ottiene IBM (H>I, A>B, L>M).
Inoltre, il logo del colosso statunitense compare almeno due volte nel film, proprio in virtù dell’essenziale contributo fornito nella realizzazione del film.

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Il logo IBM compare nella pulsantiera della tuta di Bowman…
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…e, distorto dal riflesso, sul casco di Bowman quando rientra dalla missione extra-veicolare.

Tuttavia, sia Kubrick che Arthur Clarke (che aveva scritto il romanzo originale, e collaborò alla sceneggiatura) negarono sempre la circostanza, attribuendola ad una coincidenza. Il nome HAL deriverebbe da Heuristic ALgorithmic, in omaggio ai due metodi principali di esternazione del pensiero umano.

Una piccola curiosità in merito: il nome HAL è rimasto tale in tutte le versioni doppiate, tranne che quella francese, dove il supercomputer venne chiamato CARL (Cerveau Analytique de Recherche et de Liaison, ovvero “Cervello Analitico per Ricerca e Comunicazione”). Del resto anche la parola computer, ormai internazionale, in francese viene tradotta con ordinateur… campanilismo gallico, suppongo.

La voce di HAL

Non era facile scegliere la voce umana di un essere artificiale così complesso. Nella versione originale l’attore canadese Douglas Rain prestò ad HAL una voce con inflessioni modulate sui toni impersonali di un perfetto maggiordomo.

Nella versione italiana HAL venne doppiato dall’attore palermitano Gianfranco Bellini, che ricevette da Kubrick stesso una lettera di congratulazioni, dove lo dichiarava la migliore voce in assoluto prestata al supercomputer, affermazione che ripetè anche in altre occasioni.

A tale proposito si è detto che Bellini si prestava bene allo scopo per il suo tono definito “impersonale”. Dissento totalmente da questa valutazione. Ascoltate come Bellini ha doppiato Peter Lorre in “M – il mostro di Duesseldorf”, disponibile in questo mio articolo: Serial killer – Peter Kürten e giudicate se lo si può definire impersonale.

Se Bellini è riuscito a trovare per HAL il giusto equilibrio fra asetticità e pathos interpretativo è grazie alla sua professionalità e alla sua sensibilità di attore di teatro.

Per altri articoli sugli esseri artificiali si rimanda alla pagina Cinema.

3 settembre 2017

2 risposte a "Esseri artificiali – HAL"

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  1. Bellissimo questo articolo su hal (non avevo dubbi sul fatto che i francesi lo avessero chiamato in altro modo)… per me 2001 è Il Film, non solo di fantascienza ma in generale… e in questo post hai scritto pressoché tutto quel che c’è da sapere su uno dei suoi protagonisti più inquietanti…👍👍

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    • Grazie! Mi confondi… In effetti è stato davvero uno spartiacque nella storia del cinema, non solo del genere fantascientifico. Un giorno tra le scene famose includerò il famoso stacco tra l’osso lanciato per aria che si trasforma nella nave spaziale… uno stacco di milioni di anni in una immagine sola… geniale, non era mai stato fatto prima.

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