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Il mistero de “Il Conquistatore” (altro che X-Files…)

Questa non è solo una storia di cinema, ma una di quelle vicende che di solito vediamo nelle fanta-fiction televisive. Senonchè, è tutto vero.

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Per collocare la vicenda nel giusto contesto occorre andare indietro nel tempo. Agli inizi degli anni ’50  il governo degli Stati Uniti decise di condurre esperimenti atomici controllati. Il sito prescelto fu il Nevada National Security Site, o N2S2, un sito di proprietà del dipartimento dell’energia USA collocato nel deserto del Nevada a circa 100 chilometri a nord-ovest di Las Vegas (quindi non precisamente una zona poco frequentata).

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Questo allarmante avviso venne distribuito a Las Vegas e cittadine limitrofe 16 giorni prima dell’inizio dei primi esperimenti. Per fortuna, l’ultimo paragrafo è rassicurante (si fa per dire..): a quanto pare le radiazioni non avranno effetti dannosi sulla salute, ed è stata presa ogni precauzione per mantenere una condizione di sicurezza. Credo che a quel punto tutti i cittadini di Las Vegas si siano sentiti mooolto più tranquilli.

Le esplosioni iniziarono nel 1951 e si protrassero fino al 1992, cambiando di volta in volta scopo, entità, e tipologia. (una nota di colore: i vari esperimenti avevano nomi propri graziosi e accattivanti: Nancy, Kelly, etc.)
In tale periodo vennero prodotte ben 928 esplosioni annunciate, di cui 828 sotterranee.
Le esplosioni andarono poi scemando, e le ultime degne di nota ebbero luogo rispettivamente nel 2006 e nel 2012. Dopodichè il sito rimase attivo per altri scopi, ed oggi è persino visitabile, con tanto di tour guidati e prenotazioni on-line (chi vuole favorire, si accomodi…).

Naturalmente, la popolazione protestò vivacemente, ma senza risultati. Va detto che a mantenere alto l’allarme nei cittadini era la regolare vista dei funghi radioattivi prodotti dalle esplosioni, perfettamente visibili dalla città.

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Il fungo atomico prodotto da una delle esplosioni all’N2S2, fotografato dal centro di Las Vegas. Riconoscibile sulla destra l’Hotel Apache, che è sulla Fremont.

E qui si arriva al nocciolo di questo articolo. Nel 1954 Howard Hughes produsse un film, “Il Conquistatore” (The Conqueror), una balorda storia romanzata di Gengis Kahn che risultò un insuccesso di pubblico e di critica (anche se non il totale flop che qualche fonte riporta). E questo ad onta dell’ottimo cast e dei validi professionisti parte della troupe: Dick Powell era il regista, John Wayne interpretava Gengis Kahn, la bella e brava Susan Hayward era l’eroina della situazione, Pedro Armendáriz, Agnes Moorehead, John Hoyt erano i caratteristi di contorno.

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…e comunque, John Wayne che fa il capotribù mongolo, proprio non si può vedere. E pensare che fu lui a insistere per avere la parte.

Ma non è l’insuccesso della pellicola che ne ha tramandato il nome sino ai giorni nostri, bensì le sue sinistre, probabili conseguenze. Il sito per gli esterni era nello Utah, a circa 137 km di distanza dall’N2S2, e le riprese durarono diverse settimane. Pare che la produzione fosse al corrente della vicinanza con il luogo delle esplosioni, ma avesse ricevuto assicurazione dalle autorità militari e governative circa l’assenza di qualsiasi pericolo. Questo è un punto assai controverso, ma diversi elementi contribuiscono a sostenere la tesi che in effetti non solo la RKO (la casa di produzione di Hughes) e Hughes stesso fossero ben consci della situazione, ma anche gli attori e la troupe intera. Questa foto potrebbe essere un elemento a supporto dell’ipotesi.

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In questo scatto John Wayne è sul set degli esterni con i due figli adolescenti Patrick e Michael, e tutti osservano un contatore Geiger portato sul posto per misurare le radiazioni. L’atteggiamento rilassato del gruppo non suggerisce ansia o preoccupazione, e del resto c’è da credere che se Wayne avesse minimamente sospettato un pericolo, non si sarebbe certo fatto raggiungere dai figli.

Ad aggravare la già potenzialmente critica situazione, Hughes fece trasportare a Hollywood 60 tonnellate di terriccio e sabbia prelevati dal sito, per dare uniformità alle successive riprese effettuate negli studi.

In complesso, circa centomila persone vennero esposte alle radiazioni: i cittadini di Las Vegas e agglomerati limitrofi, le comunità di Mormoni e Indiani nativi che popolavano la zona, e ovviamente la troupe del film “The Conqueror”, nonchè i parenti e amici che li andarono a trovare durante le riprese.

Il film uscì nelle sale nel 1956. Il caso scoppiò qualche anno dopo. Il regista Dick Powell si ammalò di cancro alle ghiandole linfatiche e morì nel 1963.

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In questa foto presa sul set: Dick Powell (a sinistra, con gli occhiali), un operatore, una comparsa, John Wayne, e Pedro Armendáriz.

Nel 1960 a Pedro Armendáriz venne diagnosticato un cancro ai reni. Ormai in fase terminale, l’attore si suicidò nel 1963.

Susan Hayward si ammalò di tumore al cervello nel 1972 e ne morì nel 1975 dopo una lunga e penosa agonia, a soli 57 anni.

Agnes Moorehead morì nel 1974 di un cancro all’utero che si era poi esteso ai polmoni. Più che per questo film, molti di noi la ricordano nel ruolo di Endora, la stravagante madre di Samantha (Elizabeth Montgomery) nella serie televisiva “Vita da strega”.

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John Wayne contrasse un cancro ai polmoni, e un polmone gli venne asportato con successo nel 1964. Si ammalò poi di tumore allo stomaco, per il quale morì nel 1979. Anche Hoyt morì di cancro ai polmoni, nel 1991.

Cast e troupe contavano 220 persone. Nel 1980 ben 91 di esse avevano sviluppato forme tumorali, e 46 ne erano morte. Anche diversi parenti e amici che erano andati a visitare gli attori o gli addetti durante le riprese ebbero problemi di cancro. Michael Wayne sviluppò un tumore della pelle, il fratello Patrick ne ebbe uno al torace che gli venne asportato; a uno dei figli della Hayward, Tim Barker, venne asportato un tumore benigno dalla bocca.

Alcune voci contrarie puntano ad altre cause per alcuni di questi casi: per esempio, Wayne e la Moorehead erano entrambi forti fumatori, e questo potrebbe aver provocato l’insorgere di un tumore a prescindere da altri fattori. Inoltre, cifre alla mano, qualcuno ha sostenuto che la percentuale di malati e morti di tumore tra chi partecipò a “Il Conquistatore” riflette la media statunitense.

Insomma, la questione è ancora controversa. Restano però gli abitanti della zona, che più e più a lungo del cast del film rimasero esposti al pericolo di radiazioni.
Come si è detto, si tratta di circa centomila individui, che col tempo si diedero il nome di “downwinders” (ovvero, quelli che erano sottovento, si intende rispetto alle nubi atomiche). All’inizio degli anni ’60 si rilevò tra di loro, e specie nella comunità Mormone, un notevole aumento di casi di leucemia infantile, il che – essendo i Mormoni alieni dall’uso di alcol e tabacco – non poteva essere attribuito a comportamenti dannosi dei genitori. Uno studio del 1984 pubblicato dal Journal of the American Medical Association rilevò nell’area una incidenza della leucemia cinque volte più alta della media nazionale.

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Queste signore fanno parte del RESEP (Radiation Exposure Screening and Education Program) e mostrano la mappa dei test radioattivi. Foto di Rory Carroll per The Guardian

Nonostante le continue negazioni da parte delle autorità, evidentemente qualche non troppo latente senso di colpa il governo USA deve averlo avuto: nel 1990 il Congresso votò il “Radiation Exposure Compensation Act”, che stabilì un compenso massimo di 50.000 dollari a testa per i “downwinders” che avevano sviluppato tumori o altre gravi malattie collegabili ai test nucleari dell’N2S2. Ad oggi, il fondo ha erogato due miliardi di dollari, e continuerà a farlo fino alla morte dei diretti interessati: figli e nipoti non possono accedere al rimborso, a prescindere dalla condizioni di salute, ma possono avvalersi gratuitamente di otto cliniche qualificate nella zona se rispondono ai criteri di eleggibilità.

Per finire la storia de “Il Conquistatore”: Howard Hughes portò con sè per tutta la vita il rimorso per aver scelto quel sito disgraziato per il film. Comprò ogni copia disponibile del film per 12 milioni di dollari, e lo tenne fuori dalla circolazione fino a quando la Universal Picture lo acquistò nel 1979. Pare che durante i suoi ultimi anni (che visse in modo assolutamente stravagante, come del resto tutta la sua esistenza) Hughes riguardasse incessantemente due film soltanto, e uno di questi era “The Conqueror”.

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Howard Hughes (NY Daily News Archive via Getty Images)

Luisa Fezzardini, 23 settembre 2017

 

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