gigolopercaso

Il termine stesso ha assunto diversi significati nel tempo. Oggi gigolò ha un significato univoco: è un uomo, di norma più giovane della o del partner, che offre compagnia e sesso in cambio di denaro.

In tempi non molto remoti, però, il gigolò era il ballerino stipendiato che nei grandi hotel o nelle sale da ballo danzava con le dame senza cavaliere (e probabilmente offriva anche altri servizi… ma in sordina, e come corollario alla sua attività ufficiale).

Al cinema la figura del gigolò è stata trattata più volte, e da prospettive diverse. Tre delle cinque pellicole che seguono sono ambientate a New York, e due a Los Angeles. Tuttavia, anche quando la città è la stessa, non potrebbe essere più diversa per contesto e ambientazione.

Viale del Tramonto (Sunset Boulevard, 1950)

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Del morboso attaccamento della ex-diva del muto Norma Desmond (Gloria Swanson) per il giovane sceneggiatore Joe Gillis (William Holden) ho scritto nell’articolo Quando la donna è più vecchia dell’uomo.

Vale la pena notare, tuttavia, che in questo caso il protagonista si ritrova ad essere il mantenuto della sua matura compagna per caso, e quasi contro la sua volontà.
Per Norma, Joe prova all’inizio un interesse professionale (in fondo è uno sceneggiatore, e lei è stata una delle più grandi dive del muto). Poi spera di poterne ricavare un guadagno, rivedendo lo script di un indigesto polpettone pseudo-storico da lei scritto. Solo successivamente si accorge che in realtà Norma ha concepito per lui una passione (non penso si possa chiamarlo amore), e quando se ne rende conto si ritrae immediatamente. Lei però tenta il suicidio, e lui – che è giovane e di buoni sentimenti – non se la sente di abbandonarla alla sua solitudine. Naturalmente lei lo assorbirà totalmente nella sua orbita, trattandolo come un oggetto di sua proprietà, e questo condurrà entrambi verso la tragica fine.

Ho richiamato questa iconica pellicola anche negli articoli Automobili nel cinema, Battute finaliFlashback!,  e Cinequiz 5 – Il funerale della scimmia.

 Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany’s, 1961)

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In questa famosissima pellicola, è Paul Varjak (il bravo George Peppard) il gigolò della situazione, e da parte sua Holly (Audrey Hepburn) è una gigolò femmina. La trama è ben nota: i due si incontrano, si scontrano, si prendono, si lasciano, e alla fine si riprendono (gatto compreso), sotto la pioggia, presumibilmente per non lasciarsi mai più.

Visto che il film ottenne uno strepitoso successo, e ancora oggi è notissimo, è bizzarro notare fino a che punto la sceneggiatura abbia stravolto il libro dal quale il film è stato tratto.

Scritto dal grande Truman Capote, nel libro Holly è bisessuale, un dettaglio di non poco conto nello svolgimento della trama, e il finale non è assolutamente un “happy ending”, anzi:  il libro inizia con Paul che rievoca quel tempo passato della sua esistenza, e si domanda dove sia finita Holly.

In definitiva, tuttavia, la molla che fa conoscere i due protagonisti è l’essere vicini di appartamento. E quello di Paul gli è stato allestito e pagato da una signora della buona società, che lo mantiene e con la quale lui ha una relazione sessuale. In tale situazione di comodo, Paul sembra adagiarsi senza pensare troppo al domani. Sarà la conoscenza con Holly a farlo riflettere, e a indurlo a riprendere la sua carriera di scrittore.

Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy, 1969)

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Pochi anni separano “Colazione da Tiffany” e questa bella, importante pellicola di John Schlesinger. Tuttavia, contesto e prospettiva non potrebbero essere più diversi. Lo sguardo su New York e sul suo sottobosco di varia umanità è cinico e spietato, al contrario di “Colazione da Tiffany” dove tutto era avvolto in un alone di romanticismo.

Il protagonista Joe Buck (un eccezionale Jon Voight, a mio parere nella sua migliore interpretazione) approda dal Texas nella Grande Mela, sperando di diventare un gigolò dato che – come egli stesso dichiara – fare l’amore è la cosa che gli riesce meglio.

Non sarà così semplice. Joe finisce per far parte della nutrita schiera di giovani che si prostituisce a uomini e donne per pochi soldi. La vita nella grande metropoli è fatta solo di squallore e delusioni. Il sodalizio con Rico, detto “Sozzo” (un grande Dustin Hoffman), che cerca di fare di lui un vero gigolò, non funziona molto meglio. Quando finalmente sembra aver imbroccato il giro giusto, Joe si accorge che Rico sta molto male, e decide di esaudire il desiderio dell’amico di andare a Miami.

Durante il viaggio, entrambi si cambieranno d’abito, gettando nella spazzatura, insieme ai vecchi indumenti, anche le loro precedenti personalità. Rico muore nell’autobus diretto in Florida, tra le braccia dell’amico. Il fiore dell’amicizia è nato anche nel fango di una città disumana, di un lavoro sordido.

“Un uomo da marciapiede” vinse ben tre Oscar, ma dovette fare i conti con la censura, dato che per quel periodo le scene di sesso e nudità furono reputate troppo forti (per quanto non vi siano nudi integrali e a conti fatti non si veda nulla di scioccante).

American Gigolò (1980)

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Non poteva mancare, ed è effettivamente diventato un film di culto. Il suo successo è dovuto a molti fattori: un protagonista indubbiamente efficace (e pensare che prima che a Richard Gere la parte venne offerta a Christopher Reeve e John Travolta, ed entrambi rifiutarono); una storia di vero amore; una vicenda gialla credibile; e per finire un sottofondo, il mondo della prostituzione maschile di un certo livello, sconosciuto ai più e di conseguenza interessante. E poi Gere vestito da Armani era uno schianto…

In questo caso Julian, il giovane protagonista, si dedica alla prostituzione certamente per soldi, ma anche per soddisfare il proprio egotismo. Nessuno può fare quello che fa meglio di lui, così pensa di sè. E con questo approccio riesce ad infondere alle sue performance, che non sono solo puramente sessuali, un’aura quasi teatrale.

Sarà l’amore, arrivato all’improvviso, a riscattarlo dal fondamentale squallore della sua pur lussuosa esistenza.

Gigolò per caso (Fading Gigolo, 2013)

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Questa bizzarra pellicola è stata scritta, diretta, e interpretata da John Turturro. La vicenda non poteva che svolgersi a New York, dove il crogiuolo di razze, etnie, religioni, forma quell’inimitabile “melting pot” in continuo cambiamento ed evoluzione, dal quale scaturiscono le trame più improbabili, gli incontri più inaspettati.

Murray, interpretato da Woody Allen, è un libraio di tomi rari che sta per fallire. Per risolvere i suoi problemi economici, convince l’amico Fioravante a proporsi come gigolò. Fioravante (Turturro) fa il fiorista. Non è né giovane né particolarmente avvenente, ma ha un indubbio successo con le donne.

La carriera parallela di Fioravante sembra ben avviata, ma anche per lui l’amore è in agguato dietro l’angolo, e cambierà ogni cosa. La dolce, delicata Avigail, vedova di un rabbino ortodosso e madre di una nidiata di bambini, fa innamorare di sè il fioraio-Casanova, che ovviamente non sarà più in grado di continuare a fare il gigolò. Dal canto suo, Murray si troverà alla prese con una arrabbiatissima comunità ebraica chassidica, con disavventure tra il tragico e il comico.

Il tema dominante di questo film è comunque la solitudine: quella di Fioravante e di Avigail,  che li spingerà uno verso l’altra. Ma anche delle clienti di Fioravante, che cercano in un gigolò sesso, ma soprattutto  un rimedio al loro vuoto affettivo ed esistenziale.

Luisa Fezzardini, 25 maggio 2018