Nella foto, gli schiavi morti in battaglia dopo lo scontro con l’esercito romano. Il regista Stanley Kubrik, noto per la sua pignoleria,  aveva fatto disporre le comparse con un ordine preciso, e ognuno aveva un suo numero e un foglietto con le istruzioni per… fare il cadavere.

Spartacus (1960) è noto per essere un cosiddetto “kolossal”, una di quelle produzioni hollywodiane ricche di grandi scene di massa, con plot basati perlopiù su narrazioni epiche o biblico-storiche. Dello stesso filone è Ben Hur, perché il mondo dell’antica Roma (termine quanto mai elastico, che assomma mille anni di storia e Roma repubblicana e imperiale nello stesso calderone) era quantomai affascinante per il pubblico statunitense.

Nella foto: Charlton Heston in posa per un test dei costumi per Ben Hur.

Tuttavia, per diversi motivi, Spartacus rappresenta qualcosa di più e di diverso dal solito kolossal concepito solo per fare cassetta (anche se rappresentò un enorme guadagno per la casa produttrice Universal).

Genesi

Spartacus, così come lo conosciamo, non avrebbe probabilmente mai visto la luce se Kirk Douglas fosse riuscito ad ottenere il ruolo di protagonista in Ben Hur. Ruolo che, come si sa, andò invece a Charlton Heston. Quando Douglas, su suggerimento della sua casa cinematografica, lesse il libro di Howard Fast (da cui il film Spartacus è tratto) si rese conto che il cuore del tema, ovvero un individuo che da solo riesce a mobilitare le masse e sfidare i grandi poteri, era completamente in accordo col suo sentire. Acquistò quindi di tasca propria una opzione sui diritti del libro. Questa mossa ebbe importanti conseguenze sulla successiva produzione della pellicola.

Yul Brinner nel ruolo di Faraone ne “I dieci Comandamenti”.
Al suo fianco, Edward G. Robinson, al quale
ho dedicato questo articolo.

Va notato che nello stesso periodo Yul Brinner aveva in progetto un suo film sulla figura di Spartaco: dopo l’esperienza de I dieci comandamenti (1956) Brinner riteneva di poter affrontare con successo un altro tema epico-storico. La corsa all’accaparramento del tema fu vinto da Douglas, che si sentì quindi particolarmente coinvolto dal progetto.

La sceneggiatura

Howard Fast, l’autore del libro originale, fu la prima scelta per la sceneggiatura. Senonché, lo scrittore aveva molta difficoltà a trasporre la narrazione in formato cinematografico.

Venne quindi sostituito con Dalton Trumbo, e qui si apre una delle tante vicende che contrassegnarono il film: Trumbo era un professionista serio e quotatissimo ma – proprio in virtù della sua ferrea etica professionale – si rifiutò costantemente di testimoniare davanti alla Commissione per le attività antiamericane creata e presieduta dal senatore McCarthy (che diede il suo nome al fenomeno del maccartismo, citato ancor oggi quando si parla di persecuzioni basate sul credo politico e ideologico).

Venne quindi inserito nella famigerata lista nera di Hollywood (Hollywood blacklist), ovvero l’ostracismo di tutti i lavoratori dello spettacolo accusati dalla Commissione di essere comunisti o di avere simpatie comuniste. Essere su quella lista significava non poter lavorare. Trumbo aggirò l’ostacolo usando prestanome o nomi di comodo come “Sam Jackson”, che era quello che intendeva utilizzare per la sceneggiatura di Spartacus.

Dalton Trumbo. Sulla sua vicenda è
stato fatto un film nel 2015.

Kirk Douglas però si rifiutò di sottostare a quella costrizione, e insistette perché Trumbo potesse firmare la sceneggiatura col suo vero nome. Questo episodio va sicuramente a onore di Douglas: il suo nome era all’epoca estremamente quotato, era uno degli artisti di punta di Hollywood e nel pieno del suo successo. La sua decisa presa di posizione, che poteva costargli molto cara, contribuì a spezzare il circolo vizioso della Hollywood blacklist.

La regia

David Lean fu il primo ad essere interpellato per la regia, ma rifiutò. Venne quindi assunto Anthony Mann, che però lasciò l’incarico dopo una sola settimana. Questo episodio resta tuttora un piccolo mistero: Douglas scrisse più tardi nella sua biografia che Mann non si sentiva in grado di gestire un film di quelle dimensioni e con un budget così elevato, ma poco tempo dopo il regista girò El Cid (con Charlton Heston e la nostra Sofia Loren), un impegno paragonabile a Spartacus. Inoltre, nella sua settimana di lavoro Mann girò sequenze molto spettacolari che impressero al resto del film uno stile ben preciso che venne poi seguito.

Cosa è successo, quindi? A giudicare da quello che accadde quando Kubrik prese in mano la regia, si può ipotizzare che fu l’invadente ingerenza di Douglas a causare conflitti che portarono alle dimissioni (o al licenziamento, il particolare non fu mai chiarito) di Mann.

Fu quindi l’allora trentenne Stanley Kubrick ad essere interpellato. Kubrik accettò, anche perché aveva già lavorato con Douglas in Orizzonti di gloria.

Kirk Douglas e Stanley Kubrick sul set di Orizzonti di gloria

Dovette tuttavia firmare un contratto che limitava grandemente la sua autonomia a favore delle richieste e decisioni di Douglas, che non era solo l’interprete principale ma deteneva anche i diritti sul soggetto. Fu la prima e ultima volta in cui Kubrick fu costretto a condividere la regia con qualcun altro: maniaco del controllo com’era, si assicurò che ciò non accadesse mai più. Anche così, la sua impronta risulta ben chiara, ma il rapporto fra i due durante le riprese non fu per niente facile. In una intervista rilasciata poco prima il suo centesimo compleanno, rievocando la figura di Kubrick, Douglas dichiarò: “Era un bastardo. Ma con un immenso talento”.

Kirk Douglas e Stanley Kubrick sul set di Spartacus

Cast e curiosità

Va a merito di Douglas aver convinto attori di prim’ordine a far parte del cast: Laurence Olivier, Peter Ustinov, Jean Simmons, Charles Laughton, Tony Curtis. Va detto che Douglas giocò un po’ sporco: a tutti i colleghi presentò uno script leggermente diverso, che metteva in risalto il loro personaggio. Il risultato fu però ottimo: tutti gli attori gareggiarono in bravura, senza però sopraffare il ruolo degli altri.

Una scelta piuttosto curiosa (ma forse non troppo) fu di far interpretare agli attori britannici la parte dei Romani, e agli attori statunitensi la parte degli schiavi (a parte John Gavin, statunitense di origini messicane, che interpretava Giulio Cesare).

Un’altra particolarità è che, a parte Jean Simmons (che interpretava la schiava Varinia) e un brevissimo dialogo fra tre matrone romane, non vi sono nel film personaggi femminili. Non si sa se sia una coincidenza, ma anche in Orizzonti di gloria (dove Kubrick e Douglas lavorarono insieme) non vi sono donne nel cast: vi è un’unica strana scena dove alcuni soldati compaiono in vesti femminili.

Jean Simmons, Kirk Douglas e Tony Curtis in una pausa della lavorazione
Kirk Douglas e Peter Ustinov in una pausa della lavorazione
Kirk Douglas, Jean Simmons, Peter Ustinov e Stanley Kubrick alla festa di compleanno di Ustinov, che compì 38 anni durante le riprese
John Gavin, Charles Laughton e Stanley Kubrick

Peter Ustinov aveva il ruolo di Lentulo Batiato, un faccendiere proprietario di una scuola di gladiatori, che acquista Spartaco per farlo combattere nell’arena. Il suo personaggio, scaltro e pusillanime, si riscatta nel finale dimostrando umanità nel salvare la schiava Varinia (Jean Simmons) e il figlioletto da lei avuto con Spartaco. Per quel ruolo Ustinov vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Così come in Quo Vadis? di nove anni prima, dove era l’imperatore Nerone, il carattere interpretato da Ustinov è debole e sfuggente, in totale contrasto con l’autentica personalità dell’attore, che era uomo di vasta e raffinata cultura. Era inoltre un eccellente musicista classico, vedi a tal proposito il mio articolo L’attore che non ti aspetti – 2

Laurence Olivier, Tony Curtis e Peter Ustinov in una pausa della lavorazione

Laurence Oliver, attore di teatro shakespeariano che si prestò con successo al grande schermo, interpretava il nobile Marco Licinio Crasso (truccato con un naso finto, sa il cielo perché). E’ rimasta famosa una scena da lui interpretata con Tony Curtis, che aveva il ruolo dello schiavo Antonino. La scena, nota come “oysters and snails” (ostriche e lumache) venne censurata per molti anni perché considerata troppo sessualmente esplicita. In effetti fu reintegrata solo durante il restauro della pellicola avvenuto nel 1991, e solo su insistenza di Kirk Douglas.

Ma insomma, di cosa trattava questa scena? Era un dialogo fra Crasso e Antonino, che alludeva alla bisessualità del primo. Crasso intende sedurre il suo giovane e avvenente schiavo e questo è quanto si dicono:
Crasso: “Mangi le ostriche Antonino?”
Antonino: “Quando ne ho, padrone.”
Crasso: “Mangi lumache?”
Antonino: “No, padrone.”
Crasso: “Pensi che mangiare ostriche sia morale e mangiare lumache sia immorale?”
Antonino: “No, padrone.”
Crasso: “Naturalmente no. È tutta una questione di gusti, non è vero?”
Antonino: “Sì, padrone.”
Crasso: “E il gusto non è la stessa cosa dell’appetito e perciò non è una questione di morale, non è vero?”
Antonino: “È una cosa che si può sostenere, padrone”
Crasso: “Va bene. I miei vestiti, Antonino. Il mio gusto include sia le lumache che le ostriche.”
Dopodiché Antonino si dilegua e raggiunge gli schiavi fuggitivi di Spartaco: fuga che invece resta abbastanza enigmatica nella versione censurata del film.

Già abbastanza ambiguo di suo, questo dialogo era reso anche più scabroso dal fatto che Olivier era in effetti bisessuale, fatto forse non noto al grande pubblico ma certo non un segreto nel mondo dello spettacolo. Nonostante le due mogli, Olivier ebbe infatti una relazione decennale con il noto attore comico Danny Kaye, e – pare – anche con l’attore Henry Ainley.

Riguardo al restauro della scena: nella versione doppiata in italiano la scena “ostriche e lumache” è stata reintegrata in inglese con i sottotitoli. Ma come se la sono cavata nella versione in lingua originale? Nel 1991, anno del restauro, Tony Curtis era ancora in vita e ovviamente non fu un problema fargli prestare la voce, ma Olivier era morto nel 1989. Il problema venne risolto da Kubrick e Douglas, che convinsero Joan Plowright (la vedova del grande attore britannico) non solo a reinserire la scena, ma a farla doppiare da Anthony Hopkins: a quanto pare Hopkins imitava alla perfezione Olivier. Spesso era Olivier stesso, divertito, a chiedere a Hopkins di imitarlo durante le serate con amici. Il consenso alla riesumazione di quella ambigua scena deve essere costato qualcosa alla Plowright, che si è sempre battuta strenuamente per affermare la eterosessualità del marito (ma in fondo, a chi importa? il valore di Olivier certamente non stava e non sta nelle sue preferenze sessuali).

Liti e litiganti

Per tutta la durata delle riprese Kubrick si dovette barcamenare fra il suo desiderio di mantenere l’indipendenza artistica e le continue richieste di Douglas, che pretendeva che il suo personaggio fosse messo in risalto ancor più di quanto già fosse. Le discussioni erano continue e piuttosto aspre.

Per inciso, le costanti pretese di Douglas causarono liti anche con Dalton Trumbo, che si rifiutava di rivedere la sceneggiatura per assecondare le manie di protagonismo di Douglas.

Per sostenere efficacemente il ruolo nell’arena Douglas si allenò a lungo con maestri di scherma e di lotta libera.

Inoltre, per tutta la durata delle riprese Kubrick litigò col direttore della fotografia Russel Metty che, pur essendo più che esperto, dovette in pratica lasciare la responsabilità di fotografia e luci al regista, che se le prese in carico d’autorità. Metty portò le sue lamentele alla produzione, minacciò di andarsene, ma alla fine rimase. Smise di recriminare quando venne insignito dell’Oscar alla miglior fotografia, anche se a tutti gli effetti il merito avrebbe dovuto andare a Kubrick.

Infine, le liti erano pressoché continue fra Laurence Olivier e Charles Laughton, che a quanto pare proprio non si sopportavano.

Perché Spartacus è diverso dagli altri kolossal

Chiarisco che Spartacus è e rimane un kolossal, nessun dubbio su questo. Tuttavia, anche se a noi può sembrare strano, all’epoca suscitò diverse polemiche di natura sociale: il tema degli schiavi che si ribellano contro l’autorità costituita venne considerato socialmente pericoloso. Specie se l’autorità costituita è rappresentata da un Senato romano incandescente, covo di intrighi, tradimenti, ambiguità e corruzione: fin troppo facile fare il raffronto col Senato americano.

Il dibattito sul film crebbe fino a far partire una vera campagna di boicottaggio, che coinvolse personaggi in vista come John Wayne, che dichiarò pubblicamente che la pellicola era lontana dalla sua idea politica (un film ambientato nel I secolo a.C. !!)

Fu il presidente USA John F. Kennedy a rompere l’impasse, andando con la moglie Jacqueline a vedere il film (dovette superare un picchetto di attivisti anti-comunisti…) e dichiarando poi che gli era piaciuto molto.

Concludo con una scena molto coinvolgente: verso la fine, le truppe ribelli comandate da Spartaco vengono sconfitte dall’esercito romano. I prigionieri sanno che la loro sorte è ormai segnata, tuttavia il comandante Crasso promette loro salva la vita se consegneranno Spartaco.  Questi si alza per auto-denunciarsi, ma – ormai uomini liberi nello spirito – tutti i suoi compagni si alzano con lui per dichiararsi Spartaco.

Luisa Fezzardini, 28 novembre 2020