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Cinema, fotografia, musica, e altro ancora

troppo anche per Hitch

Oggi, nel 1980 moriva Alfred Hitchcock. Vorrei ricordarlo, non con uno dei suoi tanti famosissimi film, ma con un episodio in cui ebbe a che fare con un orrore che fu troppo anche per lui.

Era l’estate del 1945, e Hitch aveva ricevuto l’incarico di dirigere un documentario sull’Olocausto: doveva mettere ordine fra ore e ore di immagini girate dai cameraman dell’esercito britannico e sovietico nei campi di concentramento nazisti subito dopo la fine della guerra. Ma le immagini che si trovò davanti in una saletta dei Pinewood Studios di Londra fecero inorridire anche lui, che di lì a poco sarebbe diventato il re dell’horror.

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Lèon

Ho trovato questo bel video con brani di “Léon” e una delle musiche della sua colonna sonora, la struggente “Shape of my heart” di Sting. MyMovies, col quale solitamente sono d’accordo, lo definisce “un film zeppo di steroidi, che tra non più di qualche lustro sarà un patetico vecchio e sfibrato ex film”. Una volta tanto devo dissentire: è vero, è un film discontinuo, che a tratti sfiora il ridicolo involontario, con personaggi del tutto sconnessi, pieno di violenza gratuita, e la gamma recitativa di Jean Reno va dalla A alla B (ok, alla C…) ma il risultato è di gran lunga superiore alla somma dei suoi addendi e ancora oggi lo trovo affascinante.

Luisa Fezzardini, 20 aprile 2021

La freccia nera

Grazie a questa produzione Rai tratta dal libro di Stevenson i ragazzi impararono la storia inglese del 1400 meglio che su qualsiasi libro. Fu un successone, e scommetto che non c’è chi l’abbia seguito all’epoca che non si fa venire la pelle d’oca riascoltando la sigla finale!

Luisa Fezzardini, 14 aprile 2021

Pulp Fiction, un film in saldo

Il budget che Quentin Tarantino aveva a disposizione per girare Pulp Fiction era piuttosto limitato: 8,5 milioni di dollari era tutto ciò che la Disney (che aveva appena acquisito la Miramax) aveva autorizzato. 5 milioni erano andati nei cachet degli attori, che – abbastanza insolitamente – vennero tutti retribuiti in ugual modo, 20mila dollari a settimana.
Così tutto lo staff, dal regista al trovarobe, si dovettero ingegnare per farsi bastare il rimanente.

La Chevelle Malibu del 1964 usata da Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfeld (Samuel L. Jackson) era dello stesso Tarantino. Venne rubata durante le riprese e poi ritrovata nelle mani di un ignaro acquirente, che non aveva idea di aver comprato un’auto rubata.
Anche il portafoglio di Jules con la scritta “Bad Mother Fucker” era di Tarantino. Dopo il debordante successo della pellicola se ne vendettero migliaia di riproduzioni.
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Francis e gli altri

Alcune foto di scena dei vari “Padrino” con il regista Francis Ford Coppola e i suoi attori. Sopra: con Al Pacino e Diane Keaton nella “parte I”.

con Robert De Niro, interprete del giovane Vito Corleone nella “parte II”
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Cesare deve morire

Oggi nel 44 a.C, le famose idi di marzo, veniva assassinato Giulio Cesare. Shakespeare ne trasse una celebre tragedia, che nel 2012 i detenuti della sezione di massima sicurezza di Rebibbia hanno messo in scena in modo del tutto originale, guidati dal regista teatrale Fabio Cavalli.

Da quella esperienza i fratelli Taviani hanno tratto un film notevolissimo, “Cesare deve morire”. Gli interpreti mescolano i loro dialetti di provenienza e mettono in scena, oltre che il dramma, anche la propria interiorità.

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Jack il pazzo

“Ma che cosa vi credete di essere, vacca troia? Pazzi? Davvero? Invece no! E invece no! Voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro per la strada, ve lo dico io!” Oggi, nel 1975, usciva “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, regia di Milos Forman, con un Jack Nicholson in stato di grazia. Fece strage di Oscar, ma il suo merito migliore è l’aver portato alla ribalta e denunciato le condizioni spesso inumane con cui venivano trattati i pazienti degli ospedali psichiatrici (che in slang venivano appunto detti “il nido del cuculo”).

L’irruzione di un elemento estraneo, Randy (Nicholson), che si finge pazzo per sfuggire al carcere, romperà gli insani e precari equilibri creatisi nel reparto. Nonostante l’ambientazione tutt’altro che leggera e il finale drammatico, non si può fare a meno di ricordare questa pellicola con piacere e ammirazione per la fierezza del protagonista, che ha il coraggio di ribellarsi e di infondere fiducia in se stessi nei ricoverati.

Luisa Fezzardini, 12 marzo 2021

Ricordando John

“La scena è il solo posto dove so davvero quello che faccio”. Oggi, 5 marzo, nel 1982 ci lasciava John Belushi, stroncato a soli 33 anni da un mix sbagliato di eroina e cocaina.

Il suo straordinario successo, nel Saturday Night Live prima (memorabili le sue imitazioni, prima fra tutte quella di Joe Cocker, ma anche negli improbabili panni di Liz Taylor) e poi nei suoi mitici film (“Animal House”, “The Blues Brothers” e “1941: allarme a Hollywood”) portò con sé anche la dipendenza da droghe e alcol che lo condusse alla sua prematura fine.

La sua vena comica si palesò prestissimo, ed ebbe la fortuna di trovare diverse persone che credevano in lui e lo sostennero, primi fra tutti la moglie Judith e il grande amico Dan Aykroyd. Nulla valse a dargli la serenità mentale di cui evidentemente aveva molto bisogno, ma in compenso ci ha regalato tutto il suo enorme talento, e anche a distanza di tanti anni viene ricordato con affetto e le sue battute (in gran parte frutto della sua bravura come improvvisatore) sono diventate un cult.

Luisa Fezzardini, 5 marzo 2021

Stanley il fotografo

Queste sono alcune delle migliaia di foto datate tra gli anni ’40 e ’50 che Stanley Kubrick ha scattato a New York in qualità di fotoreporter della rivista “Look”. È evidente lo sguardo diverso che il futuro regista già aveva sulla realtà che lo circondava. Il giovanissimo reporter si mise in luce appena diciassettenne con la prima foto qui sotto riprodotta: la sconsolata espressione di un edicolante per la morte del Presidente Franklin Delano Roosevelt, amatissimo dai cittadini newyorkesi. Kubrick vendette lo scatto a “Look” per 25 dollari e iniziò così a collaborare con la rivista.

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